Genere: Commedia, Drammatico
Regia: Paola Cortellesi
Sceneggiatura: Giulia Calenda, Furio Andreotti e Paola Cortellesi
Cast: Paola Cortellesi, Valerio Mastandrea, Giorgio Colangeli, Vinicio Marchioni
Budget: 8.3 milioni di euro

RECORD DI INCASSI:
C’è ancora domani ha incassato poco meno di 37 milioni di euro solo nel mercato italiano. Oltre i 50 se si considerano i mercati internazionali con 6 milioni in Cina e quasi 5 in Francia.
Qui sotto la classifica dei film italiani che hanno incassato di più nella storia. I primi 4 posti sono occupati dai film di Checco Zalone:
- Quo Vado? (2016): 65.365.676€
- Sole a catinelle (2013): 51.936.318€
- Tolo Tolo (2020): 46.201.300€
- Che bella giornata (2011): 43.474.047€
- C’è ancora domani (2023): 36.894.640€
- La vita è bella (1997): 31.231.984€
- Benvenuti al sud (2010): 29.873.491€
- Chiedimi se sono felice (2000): 28.458.894€
- Natale sul Nilo (2002): 28.296.128€
- Il Ciclone (1996): 28.085.461€
LA GIORNATA DEL 25 NOVEMBRE
La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne è una ricorrenza istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, tramite la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999.
Il 25 novembre 1960, nella Repubblica Dominicana, furono uccise tre attiviste politiche, le sorelle Mirabal (Patria, Minerva e Maria Teresa), successivamente chiamate anche Las Mariposas, per ordine del dittatore Rafael Leónidas Trujillo. Quel giorno le sorelle Mirabal, mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione, furono bloccate sulla strada da agenti del Servizio di informazione militare. Condotte in un luogo nascosto nelle vicinanze furono stuprate, torturate, massacrate a colpi di bastone e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente.
I FEMMINICIDI IN ITALIA
Osservando i casi Istat si notano i seguenti casi:
- 2020 116 femminicidi
- 2021 104 femminicidi
- 2022 126 femminicidi
- 2023 96 femminicidi
- 2024 109 femminicidi
- 2025 82 femminicidi (dati aggiornati all’8 ottobre)
Negli ultimi dieci anni sono 1.041 le donne uccise dal partner/ex partner: una media di 100 vittime all’anno.
BUCHI DI SCENEGGIATURA:
Cambiamento di rotta al finale:
L’azione di Delia di non partire con il soldato per andare a votare è stata vista da alcuni come un colpo di scena inaspettato.
Scomparsa del soldato:
La partenza del soldato e il suo presunto appuntamento con Delia non vengono esplicitati, creando un punto di sospensione nella trama.
Mancata spiegazione:
Non è chiaro perché Delia non dia immediatamente i soldi alla figlia, pur avendo la possibilità di farlo, e questo ha portato a dibattiti sulla coerenza della sua scelta.
Discussioni sul cambiamento:
La scelta di Delia è stata oggetto di discussioni, con alcuni critici che hanno sollevato dubbi sulla sua coerenza interna.
RECENSIONE
C’è ancora domani segna il debutto alla regia di Paola Cortellesi, anche interprete e co-sceneggiatrice. È un film, in “finto” (considerando che è stato girato nel 2023) bianco e nero sui temi dell’autodeterminazione femminile e sulla sua condizione del Dopoguerra.
Cortellesi scrive con Furio Andreotti e Giulia Calenda (sorella del politico Carlo), già sodali di sceneggiatura del marito della Cortellesi, Riccardo Milani, e dedica alla figlia Laura cosa significava essere donna allora, oggi e (probabilmente) lo sarà anche domani.
In questo il film ha un cuore enorme. Quando pensiamo che la società abbia fatto grandi passi in avanti e invece orrendi fatti di cronaca ci smentiscono quotidianamente. L’utilizzo di canzoni moderne in un film ambientato quasi 80 anni fa non è quindi casuale: storie come questa possono sembrarci lontane, invece…
Dare per scontati diritti come quello di voto, al divorzio e all’aborto, conquistati, se ci pensiamo, praticamente ieri, è un pericolo insidioso. Non bisogna abbassare la guardia. Chapeu.
La regista si autodirige nel ruolo di Delia, moglie di Ivano (Valerio Mastandrea) e madre di tre figli (2 maschi e 1 femmina) nella Roma in bilico tra la miseria bellica e la fresca liberazione. Manca poco al 2 giugno 1946: in quell’anno per la prima volta le donne andarono a votare al referendum. Gli italiani e le italiane scelsero la Repubblica con il 54% dei voti, a scapito della Monarchia che si fermò al 46%.
Qui il film è molto solido. Paola Cortellesi dirige bene tra comico e tragico puntando a pagine di cinema neorealiste. Cortellesi e Mastandrea hanno avuto una relazione nei primi anni Duemila e dal 2008 dirigono insieme “Il quarticciolo”, piccolo teatro alla periferia di Roma. I due si conoscono e si apprezzano vicendevolmente e nel film questa aiuta e non poco.
L’intento dell’attrice/regista romana è lampante: omaggiare donne che non hanno fatto la storia, ma che alle loro famiglie hanno dato tanto.
Delia è un po’ come le nostre nonne/bisnonne che stavano in casa a fare sacrifici per i propri mariti, per i propri figli e le proprie figlie.
Delia prende botte e riceve disprezzo dal marito, dal suocero e indifferenza dai suoi due figli maschi.
Lei incassa in silenzio per difendere la primogenita Marcella. Lei non vuole che la figlia diventi come lei. Sarà proprio lei a spronarla a cambiare vita.
Nell’universo popolare e povero di Delia e di suo marito Ivano, le generazioni maschili si somigliano tutte, e ognuna sembra avere un motivo valido per usare la violenza, sia essa fisica o psicologica, perché anche il possesso e il non ascolto sono una forma di violenza sulle donne, oltre che una mancanza di rispetto.
Il fidanzato della figlia di Delia non vuole che la sua futura sposa si trucchi né che lavori. Nonostante si presenti come un ragazzo dolce e innamorato, ripete presto schemi già visti: possesso, violenza, prevaricazione. Sor Ottorino alias il papà di Ivano è un vecchio burbero che, sentendolo parlare, si capisce immediatamente da dove provenga la violenza di Ivano. Lui picchia la moglie anche perché odia profondamente se stesso e quindi ha bisogno di qualcuno da far sentire peggiore.
Le alternative sono poche: l’amica Marisa (Emanuela Fanelli), il soldato afroamericano, lo spasimante nonchè meccanico Nino, le donnette pettegole nel piazzale fuori di casa.
C’è ancora domani è un’opera prima nel bene e nel male. Ha anche dei difetti: i pestaggi del marito che diventano balletti, in cui il sangue cola e si asciuga nello stesso momento, forse è troppo semplificato. Paola Cortellesi non è Buster Keaton o Charlie Chaplin. E poi la violenza lascia tracce, soprattutto a livello psicologico.
Anche il finale non dovrebbe essere una sorpresa, ma gli italiani si sa hanno la memoria corta.
Tanto che viene da dire: c’è ancora domani?




