(Grecia, Irlanda, UK, Francia, Olanda 2015)
Genere: Grottesco, Drammatico, Thriller, Fantascienza, Sentimentale
Regia: Yorgos LANTHIMOS
Fotografia: Thimios BAKATAKIS
Sceneggiatura: Yorgos LANTHIMOS, Euthymis FILIPPOU
Cast: Colin FARRELL, Rachel WEISZ, Olivia COLMAN, Lea SEYDOUX, John C.REILLY, Ben WISHAW, Ariane LABED
Budget: 4 milioni di euro

VINCITORE DEL PREMIO DELLA GIURIA AL FESTIVAL DI CANNES 2015
GLI AMBIENTI DI “THE LOBSTER”
Il mondo di The Lobster è diviso in tre ambientazioni principali con regole diverse tra loro ma ugualmente oppressive:
- l’Hotel, dove è ambientata la prima parte del film, è il luogo in cui i single vicini ai 45 anni vengono mandati per avere un’ultima chance di incontrare qualcuno con cui hanno qualcosa in comune per poter formare una coppia. La costante propaganda a favore delle relazioni, le regole ferree sulla masturbazione e la minaccia costante della trasformazione in animale sono parte della routine quotidiana della vita nell’hotel. Una distrazione, un modo di fuggire dalle pressioni e una possibilità di guadagnare più giorni di permanenza all’hotel grazie ai quali cercare “l’amore” è rappresentato dalla caccia: i residenti dell’hotel vengono armati e mandati in missione con l’obiettivo di catturare i “loners”, i solitari, i ribelli di questo
- La foresta è dove i “loners” si nascondono. I solitari sono degli outsider estranei alla società che rifiutano la vita di coppia imposta dal sistema ed evitano ogni tipo di relazione romantica. Quando David fugge dall’Hotel si scoprirà infatti che questo gruppo di persone, che apparentemente appaiono più umani e liberi, sono in realtà l’altra faccia della medaglia di ciò che abbiamo visto in precedenza: così come l’hotel era oppressivo e minaccioso nel suo obbligare i residenti a intraprendere una relazione di coppia, i “loners” sono altrettanto oppressivi e minacciosi nel bannare ogni tipo di relazione, arrivando persino alla mutilazione fisica se necessario. Qui David scoprirà la sofferenza opposta a quella della vita all’interno dell’Hotel: se prima era costretto a innamorarsi ma non aveva nessuno, qui dove gli è impedito innamorarsi troverà l’amore di una donna miope come lui, ma senza la possibilità di esprimere quell’amore a causa delle severe regole dei “loners”. Ancora una volta: niente mezze
- La città può apparire come la sorta di compromesso che David sta. Se si è single si è cacciati e portati all’hotel, ma se si è in una relazione si può portare avanti una vita (più o meno) normale. David va in città come infiltrato con la sua fidanzata segreta (Rachel Weisz) e il leader dei solitari (Lea Seydoux), che presto si renderà conto della eccessiva confidenza tra i due amanti. Anche se appare come il posto più normale del mondo di The Lobster la città ha comunque la stessa natura oppressiva del resto delle ambientazioni fin qui viste. Per vivere nella città c’è bisogno di essere parte di una coppia confermata da dei documenti, e se vieni scoperto senza vieni mandato all’hotel o direttamente nella camera di trasformazione se superi i 45 anni.

RECENSIONE di Tommaso Alvisi
David (Colin Farrell) è rimasto solo come un cane, letteralmente. In realtà è rimasto solo con un cane a guinzaglio (occhio all’identità di quest’ultimo).
Lanthimos ci descrive quest’imbolsito uomo di mezze misure, da compromessi, piuttosto moderato. Quando gli chiedono se sia eterosessuale o omosessuale risponde se fosse possibile essere inserito come bisessuale, e solo dopo si definisce come etero.
Anche la misura delle scarpe è indeciso tra il 44 e il 45, indicando il 44 e mezzo.
Il film è diviso sostanzialmente in due atti e descrive due fasi della vita di un uomo, che affronta la solitudine come vuole la società in cui vive, e l’amore come desidera lui. Nel farlo sperimenta due forme di costrizione diverse ma ugualmente drammatiche che sfociano nel conformismo assoluto.
Secondo le leggi vigenti, deve essere trasferito in un lussuoso hotel dove avrà a disposizione 45 giorni di tempo per trovare una nuova compagna. Terminato quel lasso di tempo, sarà trasformato in un animale a sua scelta e lasciato libero a vagare nel bosco. Il protagonista David per esempio ha già scelto, nell’eventualità, di diventare l’aragosta del titolo, perché è di sangue blu, ama il mare e gli piace l’idea di vivere a lungo e rimanere fertile fino alla morte. Inoltre, a David piace il mare. Questa scelta è forse l’unica nel film sulla quale David non avrà nessun dubbio.
Certo, non ha probabilmente pensato a tutto, come al rischio di essere cucinato e bollito vivo, ma si distingue dalla massa che preferisce essere trasformata in mansueti cagnolini o gattini domestici.
Gli ospiti single di un hotel rétro seguono infatti un rigido piano per trovare il partner ‘adeguato’, ma se rimangono da soli alla fine dei 45 giorni, vengono trasformati in animali. In questo The Lobster riporta alla mente il cinema di Luis Buñuel.
Lanthimos centrifuga grottesco e commedia nera portandoci in un futuro molto prossimo (distopico?) in cui rimanere single è vietato e dove, al tempo stesso, è proibito stabilire relazioni sentimentali una volta che di decide di unirsi ai “solitari”, nutrito gruppo di persone che vive nel bosco e che, ciclicamente, deve fare in modo di non essere catturato dalle squadre di “cacciatori” provenienti dall’Hotel.
Presto, però, David scappa nella foresta dei ‘solitari’, dove incontra una donna (Rachel Weisz) che ha la sua stessa caratteristica distintiva: la miopia. Secondo le leggi dei ‘solitari’, il loro amore è proibito, quindi sviluppano un sistema di codici e di segnali manuali per comunicare e per “capirsi”.
Tra virgolette perché i due si capiscono molto bene e “sentono la stessa musica”.
Tuttavia la felicità sembra una tranquilla accettazione inespressiva e inflessibile: coppie insipide che si muovono in una modesta metropoli di consumatori. Se si verifica una separazione o se uno dei membri della coppia muore improvvisamente, la parte rimasta sola deve recarsi in un resort progettato per stabilire gli accoppiamenti, altrimenti si troveranno soggetti a ‘riclassificazione animale’ attraverso un intervento chirurgico.
Questa è la (forte) premessa da cui muove The Lobster, il nuovo atteso lavoro del regista greco Yorgos Lanthimos (già apprezzato per Kinetta, Dogtooth e Alps), qui al primo film girato in lingua inglese e interpretato da un cast internazionale (oltre all’imbolsito Farrell, troviamo Ben Wishaw, John C. Reilly, Rachel Weisz, Léa Seydoux e Olivia Colman), premiato per la sceneggiatura al Festival di Cannes 2015.
Da allora in poi il regista greco ha collezionato una serie impressionante di grandi film: Il sacrificio del cervo sacro, La favorita, Povere Creature, Kinds of Kindness e Bugonia (2025).
Lanthimos sembra essersi ispirato ai reality TV, ai siti di dating online, perfino al social Tinder: ne porta all’estremo le conseguenze, integrando la superficialità di questi strumenti e l’intolleranza della società in cui viviamo verso chi non vuole adattarsi ad un totalitarismo non troppo diverso da quello rappresentato già sia in cinema che letteratura (Fahrenheit 451, Orwell 1984, La fattoria degli animali). Ne emerge una visione nerissima ma comunque lucida sulla follia della società odierna: Lanthimos non salva nulla del mondo odierno, dove il potere, anche se ti accarezza e ti sorride, è perverso, i vincoli stritolano i diritti, l’amicizia, l’amore, la lealtà sono solo memorie sbiadite, la falsità come l’ipocrisia dilagano. Come dire che la felicità è refrattaria all’uomo, che sia singolo o accoppiato, non esiste perchè i sistemi in cui ci siamo incardinati sono troppo ingessati ed inumani per consentire autorealizzazioni individuali o relazionali. Stando così le cose, non siamo poi così lontani dall’animalità di cui pensavamo di esserci scrollati e tanto vale chiudere gli occhi per non assistere allo scempio.
Il finale è il riflesso di tutto ciò: non ci si innamora più, ma lo si fa per convenienza. O economica o semplicemente per paura di rimanere soli/e.

SIGNIFICATO DEL FINALE
La particolarità di questo film è il finale aperto: lo spettatore si chiede fino alla fine se il protagonista deciderà di accecarsi oppure no.
Nonostante ciò, il regista colloca cinque indizi che fanno capire che vi è uno scenario più probabile rispetto all’altro.
1. Canzone
The Lobster si conclude con Rachel Weisz che aspetta nel diner impaziente e visibilmente agitata.
La scena successiva sono i titoli di coda, che hanno come sottofondo la canzone “Ti Ein Afto Pou To Lene Agapi”, cantata da Sophia Loren nel film Boy On a Dolphin (Jean Negulesco, 1957), un film drammatico- romantico ambientato in Grecia.
La traduzione del titolo è “Che cos’è questo che chiamano amore?” e il testo è un continuo domandarsi su cosa significhi amare.
2. Post titoli di coda
Conclusa la canzone, si sente il rumore del mare e questo potrebbe essere interpretato come un chiaro riferimento a quello che dice David all’inizio del film, quando gli viene chiesto perché abbia scelto l’aragosta come animale in cui essere trasformato.
Il mare è la dimensione dell’aragosta e sentirne i suoni potrebbe significare che il protagonista ha deciso di rinunciare alla sua relazione con Rachel, andando a costituirsi e facendosi trasformare in aragosta come punizione.
3. Intro
Continuando il discorso in questa logica, David confesserebbe ciò che ha fatto alla donna senza cuore, e la donna che a inizio film spara all’asino non sarebbe altro che una figura collegata alla donna che decide di “salvarla” dalla condizione da animale, uccidendola.
Si può notare una somiglianza tra i due personaggi, per cui potrebbe essere una sua familiare.
Il corpo è da sempre stato un forte medium capace di trasmettere messaggi ed emozioni, e la copertina di The Lobster rappresenta i due personaggi che abbracciano figure vuote: è il messaggio che l’amore di questa società utopica non è altro che una ricerca di un vuoto, di una non-presenza?
In particolare, gli sguardi dei due personaggi sono molto diversi: Rachel ha uno sguardo addolorato, da persona che non vuole separarsi; Colin guarda dritto di fronte a sé, sembra determinato e in qualche modo rassegnato.
4. Citazione
Questo ultimo elemento si collega all’ultimo punto.
Nella prima parte del film Colin Farrell fa un commento importante, probabilmente quello che dà significato a tutto il film: “One day, as he was playing golf, he thought that it is more difficult to pretend you do have feelings when you don’t than to pretend you don’t have feelings when you do”.
Per questo motivo, poiché il protagonista ha perso totalmente l’interesse per Rachel e per cui sarebbe difficile per lui fingere un sentimento che non prova, è realistico sostenere che abbia deciso di andarsene.
CONCLUSIONE
In seguito a tutti gli elementi che sono stati analizzati, si può affermare quanto sia contemporaneo un titolo come The Lobster, non solo dal punto di vista tecnico, tramite l’ibridazione di arti antiche con tecniche di post-produzione moderne, ma anche dal punto di vista tematico, facendo emergere in maniera critica ed estremizzata i difetti della società attuale.
Il regista fa leva su una società che vede nella solitudine solo un fallimento e la trasformazione in animale come una retrocessione ad una dimensione insensibile al progresso: da uomini capaci di leggere, cantare o guardare un film, si ritorna ad uno stato in cui le uniche facoltà sono quelle sopravvivenziali; viene rappresentato un universo statico, con regole rigide che costringono l’individuo all’interno di esso e da cui uscire è difficile.
I temi che emergono sono la solitudine, l’isolazionismo, la paranoia, la vendetta, l’incomunicabilità: le persone non stanno insieme per amore, ma per paura di rimanere soli e, anche in situazioni in cui si sta con l’altro, è come se si stesse comunque solo con se stessi.

UN NUOVO MODO DI FARE CINEMA: CHI E’ YORGOS LANTHIMOS
Nato a Pangrati, un quartiere di Atene, nel 1973, una volta terminato il ciclo di studi regolare sceglie di studiare regia cinematografica e televisiva presso la Stavrakos Film School della capitale. Durante gli anni novanta dirige una serie di video per compagnie greche di danza teatrale, mentre, a partire dal 1995, dirige un gran numero di spot televisivi, oltre a video musicali, cortometraggi e spettacoli teatrali sperimentali. Inizialmente i suoi film erano considerati parte di una nuova ondata culturale proveniente dalla Grecia in seguito agli anni della crisi economica (in particolar modo “Dogtooth”). Il suo stile e il suo approccio sembravano derivare da una sfiducia nelle istituzioni e in ogni forma di potere, raccontavano con pessimismo una società marcia. Lo stile dei suoi primi tre film, Kinetta, Dogtooth e Alps (gli unici della sua carriera prodotti e girati in Grecia), si basa sulla capacità di evocare fastidio e disagio, e sulla creazione di situazioni improbabili e paradossali all’interno di scenari molto ordinari. Ci sono famiglie dalle dinamiche interne inusuali, poliziotti dai metodi strani o persone comuni che svolgono professioni che non esistono. In quei film la famiglia, lo stato e le convenzioni sociali vengono criticate oppure ritratte come nuclei infernali attraverso un umorismo cinico e molto originale, che è anche oggi, dopo molti cambiamenti, ancora la parte più riconoscibile dei film di Lanthimos. Questi film furono realizzati con budget piccoli e mezzi limitati, perché in Grecia non esiste un’industria del cinema. Non c’è, cioè, un complesso di società di produzione, distribuzione e vendite che consentano una produzione continuativa o dei finanziamenti propriamente detti, ma solo realtà isolate. Chi come Lanthimos desidera fare cinema non ha quindi grandi possibilità e la scelta più conveniente è realizzarli in autonomia, con amici, conoscenti e (come nel suo caso) maestranze che lavorano nella televisione o nei video musicali.
Dogtooth, la storia di una coppia di genitori che inganna i figli per tenerli chiusi in casa, vinse il premio Un Certain Regard a Cannes nel 2009 e Alps, su alcune persone che vengono assunte dai parenti o amici di persone morte per interpretare i cari defunti, il premio per la miglior sceneggiatura a Venezia nel 2011. Questi due successi consentirono a Lanthimos di fare un passo in avanti, e cioè girare il suo quinto film, The Lobster, in inglese e con attori di primo piano come Colin Farrell, Rachel Weisz, Olivia Colman, John C. Reilly e Lea Seydoux. Avere delle celebrità nel cast consente una circolazione molto più ampia del film, che viene anche venduto a un prezzo più alto, e quindi una visibilità maggiore. L’occasione arrivò anche perché a quel punto Lanthimos si era fatto conoscere per la propria capacità di lavorare bene con gli attori, basando i film sulle loro interpretazioni (oltre che sulla sceneggiatura), e lasciandogli sia libertà che tempo a disposizione. Negli anni gli attori e le attrici che hanno lavorato con lui hanno descritto la sua maniera di dirigerli come fondata sul loro istinto più che sull’esecuzione del copione alla lettera. The Lobster racconta la storia di un gruppo di persone che, non avendo trovato un partner, vengono portate in un hotel in una località remota, dove hanno un’ultima possibilità di formare una coppia con qualcuno: se non ci riescono entro 45 giorni diventeranno degli animali. Per produrlo con i soldi necessari a farne un film all’altezza delle star che aveva a disposizione fu necessario mettere insieme sedici tra società di produzione e fondi nazionali di cinque paesi europei. Selezionato per la competizione principale di Cannes nel 2015 vinse il Premio della giuria, cosa che rese più semplice produrre il suo film successivo, Il sacrificio del cervo sacro, nonostante fosse ancora più ambizioso. Il film, con Colin Farrell, Nicole Kidman e Barry Keoghan, fu di nuovo preso in competizione a Cannes nel 2017 e vinse il premio per la miglior sceneggiatura.
Questi primi due film in inglese costituirono anche un cambio di genere e di linguaggio. Rispetto ai film greci le istituzioni sociali erano meno prese di mira, e invece lo erano sempre di più i rapporti personali (e la famiglia): non c’era più la realtà quotidiana dei primi film, ma elementi di fantasia e di mistero. A uscirne enfatizzato era il suo particolare umorismo nero. Ma i film di Lanthimos a quel punto cominciavano a essere meno ermetici e ad aprirsi a un pubblico un po’ più ampio. Nonostante The Lobster e Il sacrificio del cervo sacro non siano propriamente dei film mainstream, la struttura narrativa è un po’ più convenzionale, il ritmo è più digeribile e al netto delle peculiarità che lo contraddistinguono anche gli intrecci sono raccontati in modi meno criptici rispetto ai precedenti film greci. Questo tipo di apertura al pubblico aumentò ancora di più con il film successivo, La favorita, del 2018, inizialmente prodotto con i medesimi fondi europei di Il sacrificio del cervo sacro, cioè principalmente dal Regno Unito, ma poi acquisito da Searchlight, una costola della 20th Century Fox oggi parte della Disney. Scritto da Tony McNamara e non più da Efthymis Filippou, La favorita è il primo film di Yorgos Lanthimos a non risultare come qualcosa di molto strano in cui addentrarsi, ma anzi qualcosa di piuttosto convenzionale, con tante particolarità e uno stile originale. Racconta della regina Anna d’Inghilterra (Olivia Colman) e di due dame di compagnia (Emma Stone e Rachel Weisz) che con il sesso e una battaglia intellettuale si fanno la guerra in una scalata al potere per diventare le sue “favorite”. La favorita rendeva chiaro che qualcosa era cambiato nel cinema e nelle ambizioni di Lanthimos. Rispetto ai primi film era diventato evidente che negli anni il peso che inizialmente aveva la scrittura fosse stato bilanciato da un lavoro ugualmente particolare e sofisticato sulle immagini (cioè sui costumi, gli ambienti e l’uso delle lenti deformanti). Lanthimos dichiarava il preciso intento di cercare un pubblico sempre maggiore e quindi un successo maggiore, senza rinunciare al proprio approccio autoriale, soprattutto sui personaggi. Fino a La favorita infatti le scene dei suoi film erano spesso illuminate con luci naturali (cioè senza l’illuminazione artificiale del set ma usando le luci degli ambienti o del sole), gli attori erano raramente truccati come si fa nel cinema ma in modi molto più blandi, e per la stessa ragione venivano già pettinati da casa. L’impressione era di un approccio realistico per quanto applicato a storie paradossali, che pure La favorita, nonostante fosse un film in costume, quindi più elaborato nel reparto costumi e trucco, cercava di mantenere. L’intervento di un grande distributore statunitense come Searchlight fece sì che il film fosse presentato al festival di Venezia nel 2018 (il luogo migliore per questo tipo di film per iniziare la corsa agli Oscar), dove vinse il Premio della giuria e la Coppa Volpi alla miglior attrice per Olivia Colman. Agli Oscar invece ottenne dieci candidature, tra cui le più importanti, ma una sola vittoria, sempre per Colman. Tale è stato il successo di critica, premi e incassi, con quasi 100 milioni di dollari in tutto il mondo a fronte di 15 milioni spesi per produrre il film, che il medesimo schema produttivo è stato ripetuto per il film successivo, Povere creature!, solo aumentando il budget a 35 milioni. Scritto con Tony McNamara, recitato da Emma Stone, incentrato sul sesso come strumento per soggiogare o essere soggiogati e presentato a Venezia con l’obiettivo della partecipazione agli Oscar, il film ha vinto il Leone d’oro e ha ottenuto 11 candidature.
Seguiranno poi il film a episodi “Kinds of Kindness” (uscito nell’estate 2024) e il recente “Bugonia” (dell’ottobre 2025) che hanno confermato il cambiamento del modo di fare cinema di Lanthimos senza rinunciare al suo umorismo nero e corrosivo. (FONTE: Ilpost.it)
AGAPE, EROS E PHILIA SECONDO LANTHIMOS

Nell’antica Grecia, l’amore non era un sentimento unico, ma declinato in varie forme: Eros (passione fisica e desiderio), Philia (amicizia profonda e lealtà) e Agape (amore incondizionato e spirituale). Eros rappresenta l’attrazione, Philia il legame affettivo, mentre Agape è l’amore disinteressato e universale.
Eros (ἔρως): Amore passionale, desiderio carnale e brama ardente. È una forza travolgente che unisce, spesso legata alla mitologia come dio dell’amore.
Philia (φιλία): Amore fraterno, amicizia basata su rispetto, lealtà, fiducia e condivisione. È un affetto reciproco, considerato una delle forme più alte di legame umano, in contrapposizione alla passione carnale.
Agape (ἀγάπη): Amore incondizionato, disinteressato e spirituale. Spesso descritto come un amore che si dona liberamente, senza aspettarsi nulla in cambio, andando oltre l’attrazione fisica o l’affetto personale, assumendo talvolta una connotazione divina o caritatevole.
Il regista greco Yorgos Lanthimos esplora spesso le complessità delle relazioni umane e le dinamiche di potere attraverso una lente distorta e satirica. Nel contesto del suo film del 2024, Kinds of Kindness, le tre forme classiche di amore greco vengono reinterpretate in modo cupo, tossico e moderno.
Ecco come questi concetti si collegano al cinema di Lanthimos, in particolare all’ultimo film:
- Eros (Amore Passionale/Erotico): Nella concezione greca, Eros non è solo amore romantico, ma una forza travolgente, talvolta una follia o un demone che destabilizza. Nei film di Lanthimos, questo si traduce spesso in dipendenza affettiva, ossessione o dinamiche di sottomissione sessuale e psicologica.
- Philia (Amicizia/Affetto): Rappresenta l’amore fraterno o l’affetto tra amici. Lanthimos spesso contorce questo concetto, mostrando legami familiari o amichevoli che diventano soffocanti, manipolatori o basati su regole assurde (come in Dogtooth o nel primo segmento di Kinds of Kindness).
- Agape (Amore Incondizionato/Spiritual): Considerato il tipo di amore più puro e alto, spesso legato alla dedizione spirituale o sacrificale. In Kinds of Kindness, l’Agape viene esplorato attraverso una lente grottesca, legata a dinamiche settarie o alla fede cieca e al sacrificio di sé.




