(Canada, Danimarca, Irlanda 2024)
Genere: Biografico, Drammatico
Regia: Ali Abbasi

Sceneggiatura: Gabriel Sherman Cast: Sebastian Stan, Jeremy Strong, Maria Bakalova
Budget: 16 milioni di dollari

PATRIMONIO
Il presidente Trump ha oggi un patrimonio di 7,3 miliardi di dollari, contro i 4,3 miliardi del 2024, quando era candidato alla Casa Bianca. L’aumento di 3 miliardi lo ha fatto balzare in avanti di 118 posizioni nella classifica Forbes 400, e ora occupa il 201esimo posto.

(FONTE: FORBES)

DONALD TRUMP: POLITICAMENTE ECLETTICO E CONTRADDITORIO

E’ stato definito “eclettico, improvvisato e spesso contraddittorio”. 

Negli anni ha infatti avuto numerose e differenti affiliazioni partitiche ed è stato preso in considerazione come candidato anche dal Partito Riformista.

Nel tempo ha cambiato la propria posizione su un gran numero di argomenti come la tassazione, l’aborto e il coinvolgimento del governo nell’assistenzialismo alla salute.

Anche se l’affiliazione politica di Trump prima del 1987 rimane tuttora poco chiara, è certo che Trump fu tra i primi sostenitori del repubblicano Ronald Reagan nella sua corsa alla presidenza della Casa Bianca sul finire degli anni settanta. Dal 1987 si schierò coi repubblicani, ma dal 1964 rimase nell’area riformista del Partito Democratico. Nel 1999 Trump passò al Partito Riformista per tre anni, ma lo lasciò nel 2001 per scontri con David Duke, Pat Buchanan, Lenora Fulani e col partito stesso. Nel 2000 i mezzi di comunicazione di massa statunitensi ipotizzarono una possibile candidatura di Trump alla presidenza degli Stati Uniti per il Partito della Riforma. 

Dal 2001 al 2008 si dimostrò favorevole ai democratici; tuttavia nel 2008 appoggiò il repubblicano John McCain alla carica di presidente, tesserandosi tra i repubblicani nel 2009. Nel dicembre 2011 Trump divenne indipendente per cinque mesi, per poi tornare nelle file del Partito Repubblicano dove si trova tuttora.

Trump ha comunque sempre contribuito alle campagne presidenziali repubblicane o democratiche a seconda dei periodi e delle affiliazioni del momento, appoggiando sei presidenti democratici e quattro repubblicani. Dopo il 2011 i suoi contributi si sono in gran parte orientati verso i repubblicani.

Nel 2015, quando gli venne chiesto quale dei presidenti recenti fosse il suo preferito, Trump spiazzò tutti manifestando simpatia per il democratico Bill Clinton.

E’ stato nominato presidente degli Stati Uniti dal 2017 al 2021. La gestione della pandemia e l’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021 sono stati decisivi per la vittoria di Joe Biden che, il 20 gennaio verrà nominato presidente.
Tuttavia il 20 gennaio 2025 Donald Trump è stato nominato di nuovo presidente degli Stati Uniti dopo aver vinto nettamente le elezioni del novembre 2024.

I FATTI DESCRITTI DAL FILM SONO REALI?

È fondamentale comprendere la base narrativa di The Apprentice: la relazione tra Donald Trump (Sebastian Stan) e Roy Cohn (Jeremy Strong). Negli anni ’50, la vita di Cohn divenne pubblica quando partecipò ai processi contro presunte spie sovietiche e sospetti comunisti di alto profilo. Negli anni ’70, le sue tattiche brutali erano ormai ben note, e Cohn si era affermato come il «risolutore» di problemi di celebrità e membri della mafia. Trascorse decenni sfuggendo alla giustizia, pur essendo stato accusato di spergiuro, manipolazione di testimoni e altri crimini.

Il film dipinge Roy Cohn (nella foto un ritratto del 1964) un avvocato spietato, disposto a tutto pur di vincere, un ritratto che rispecchia fedelmente la realtà. Le vicende legate a Donald Trump in The Apprentice si basano su eventi documentati, in cui Cohn difese non solo Trump, ma anche figure come Rupert Murdoch, Paul Castellano e molti altri. Cohn è stato una delle figure più famigerate del XX secolo, noto per l’uso di tattiche illegali nei processi penali, per aver orchestrato condanne a morte e per le sue minacce pubbliche.

I NASTRI DEL RICATTO

La costruzione del Grand Hyatt Hotel a Manhattan, nel 1978, è stata una delle maggiori vittorie di Donald Trump nel settore immobiliare. Questo successo fu ottenuto grazie a un prestito ricevuto dal padre e a un’agevolazione fiscale di 400 milioni di dollari concessa dalla città di New York. Nel film, questa conquista viene mostrata come il risultato di un ricatto orchestrato da Roy Cohn, che avrebbe usato registrazioni compromettenti contro un funzionario cittadino. Il famigerato avvocato era noto per servirsi di registrazioni a scopo di ricatto, arrivando persino a manipolare i suoi stessi clienti. Non è certo se queste registrazioni siano state effettivamente utilizzate per favorire Trump, ma il vicesindaco dell’epoca, Stanley Friedman, firmò l’accordo fiscale poco prima di lasciare l’incarico e, successivamente, iniziò a lavorare per Cohn. Questo suscitò dubbi sui metodi impiegati per ottenere l’accordo.

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Trump ha ignorato i problemi di dipendenza di suo fratello?

Fred Trump Jr., fratello maggiore di Donald Trump (interpretato da Charlie Carrick), aveva un carattere gentile e sognava una carriera nell’aviazione, ma si scontrò con le rigide aspettative del padre, che voleva che i figli seguissero il suo percorso negli affari immobiliari. Nel film lo si vede alle prese con problemi di dipendenza e abuso di alcol, scaturiti dalla perdita del suo lavoro come pilota di linea. In una scena drammatica, Fred si presenta nell’appartamento di lusso di Donald in pessime condizioni, implorando aiuto. Il futuro presidente, però, si limita a dargli del denaro, ignorando la richiesta di sostegno. Poco dopo, The Apprentice rivela la tragica fine di Fred Trump Jr., morto alla prematura età di 42 anni a causa di complicazioni legate all’alcolismo. La sua drammatica vicenda influenzò Donald Trump, che decise di non bere né fumare. Tuttavia, la mancanza di supporto familiare nei suoi momenti difficili ha alimentato un’immagine di Fred Jr. come vittima delle pressioni e delle dinamiche tossiche della famiglia Trump.

I PARTY

Roy Cohn era solito organizzare feste sontuose nella sua villa di Manhattan, che fungeva anche da ufficio legale. A questi eventi partecipavano clienti della mafia, donne dell’alta società e celebrità come Rupert Murdoch e Andy Warhol. Nel film, durante uno di questi party, Donald, sobrio e visibilmente fuori luogo, sorprende Cohn a letto con un uomo, rimanendo scioccato dall’orientamento sessuale dell’avvocato, noto ma raramente discusso apertamente. Sebbene queste feste non fossero generalmente caratterizzate da eccessi di droga e sesso, la scena del film mescola elementi della vita di Cohn con quelli della famosa discoteca Studio 54, che frequentava spesso.

CONTRATTO PREMATRIMONIALE

Una scena cruciale del film mostra un incontro tra Roy Cohn, Donald Trump e la fotomodella ceca Ivana Zelníčková (interpretata da Maria Bakalova), in cui discutono il contratto prematrimoniale. Ivana, dopo aver esaminato attentamente il documento, si indigna per una clausola che prevede la restituzione dei regali in caso di divorzio e minaccia di annullare le nozze. Trump la insegue per strada, cercando di convincerla a tornare, dichiarandole il suo amore. Questa scena, quasi fedele ai fatti reali, si ispira a racconti presenti in vari libri, tra cui Lost Tycoon di Harry Hurt. Nel film, Ivana è da sola durante la discussione, ma nella realtà aveva un avvocato scelto da Cohn, evidenziando così la corruzione dietro l’accordo.

CHIRURGIA PLASTICA

Alla fine del film, Trump si reca da un chirurgo plastico per affrontare i suoi problemi di perdita di capelli e aumento di peso. Il medico gli suggerisce di interrompere l’assunzione di pillole dimagranti, simili ad anfetamine, e gli consiglia di seguire una dieta equilibrata e fare esercizio fisico. Tuttavia, Donald respinge l’idea, preferendo optare per liposuzione e chirurgia del cuoio capelluto. Questa scena si ispira a fatti reali descritti in Lost Tycoon e confermati da Ivana Trump durante la sua deposizione nel processo di divorzio.

AGGRESSIONE SESSUALE

In una delle scene più controverse del film, Donald Trump violenta sua moglie, Ivana, dopo che lei gli regala il libro The G Spot per il suo compleanno, suggerendo ironicamente insoddisfazione nella loro vita sessuale. Questo gesto scatena la rabbia di Trump, già irritato dai problemi nel loro matrimonio. La scena si ispira alla deposizione di Ivana nel 1990 durante il loro processo di divorzio. Anni dopo però, durante la prima campagna elettorale del futuro presidente, l’ex modella ceca specificò che non aveva inteso il termine in senso «letterale o criminale». Ivana è scomparsa nel 2022, all’età di 73 anni, per le lesioni riportate in seguito ad una caduta dalle scale. La sua morte è stata annunciata dall’ex marito Donald Trump.

ROY COHN MORTO DI AIDS?

Nel film, Roy Cohn lotta contro l’AIDS, vivendo una vita di contraddizioni, come esprimere pubblicamente omofobia mentre nasconde la sua omosessualità. Trump, sospettoso e preoccupato per il rischio di contrarre il virus, diventa sempre più diffidente nei suoi confronti. Alla fine, l’avvocato viene stroncato dall’AIDS. Sebbene alcune scene siano drammatizzate, la rappresentazione di Cohn è accurata: ha sempre negato il suo orientamento sessuale e la malattia fino alla sua morte, nonostante le evidenti prove.

I GEMELLI

In una delle scene più tragiche del film, Trump regala a Roy Cohn un paio di gemelli in diamanti di Tiffany per il suo compleanno, ma Ivana, con disinvoltura, rivela che sono falsi. Sebbene nella realtà la donna probabilmente non abbia fatto questa rivelazione, è vero che il tycoon regalò effettivamente dei gemelli fasulli al suo mentore. Questo dettaglio non era inizialmente previsto nella sceneggiatura, ma è stato introdotto grazie a Jeremy Strong, che aveva condotto ricerche approfondite sul suo personaggio.
(FONTE: VANITY FAIR)

RECENSIONE                                                                                                                                                                    

Per comprendere il fenomeno Donald Trump, bisogna conoscere come mai è diventato quel che è diventato. Proveniente da una famiglia di origini tedesche da parte di padre e scozzesi da parte di madre. Il cognome della famiglia deriva dalla parola “Trumpf” ovvero carta vincente o risorsa preziosa. Il nonno Frederick emigrò negli Stati Uniti nell’Ottocento. Inizialmente faceva il barbiere, poi fece soldi iniziando a comprare hotel e ristoranti. Il padre Fred, nato nel 1905, divenne uno dei piu’ importanti immobiliaristi di New York. Negli anni della guerra Fred Trump affermò che la sua famiglia era di origini svedesi per allontanare la famiglia dall’associazione verso i nazisti. Secondo un parente, John Walter, il padre di Trump “aveva diversi tenutari di origine ebraica e per l’epoca non era buona cosa dirsi di parentela tedesca”. Tuttavia, vedendo i “dogmi” della politica di Donald J. Trump, i dubbi restano.

Veniamo al decennio 1970-1980, quando venne plasmato a immagine e somiglianza di Roy Cohn, ebreo influente, avvocato di destra e faccendiere politico già al fianco del senatore McCarthy. Quello da cui deriva il maccartismo, per intendersi.

Tre furono i pilastri del suo futuro: 1 attaccare, attaccare, attaccare, 2 negare tutto, 3 non dichiarare mai la sconfitta.

Ce la farà l’allievo a superare il maestro in cinismo, mancanza di scrupoli ed eccesso di egoismo?

Molti in Europa non lo sanno, ma The Apprentice era il titolo del reality show che Trump guidò dal 2004 al 2015.
L’anno dopo diventò il 45° presidente degli Stati Uniti. Dal 2024, dopo una pausa di 4 anni (2020-23), è di nuovo lì nella “stanza dei bottoni”.

L’iraniano classe 1981, trapiantato in Danimarca, Ali Abbasi, coadiuvato alla sceneggiatura dall’esperto Gabriel Sherman, ha realizzato un film proprio sulle origini. E’ uno scherzo del destino visto che oggi Trump vuole prendersi la Groenlandia, di proprietà dello stato danese, e ha detto senza tanti fronzoli che l’Iran deve stare attento. Rischiando l’invasione americana.
Non c’è smacco più profondo per Donald che un regista iraniano residente in Danimarca faccia un film su di lui negli Stati Uniti.
La voglia del magnate di imporre dazi sui film stranieri che arrivano in America è una scelta “coerente” in tal senso.

“The Apprentice” mette in luce l’ascesa di Donald J.Trump, le sue contraddizione, la mancanza di etica, ma anche il coincidente declino dell’impero americano.
La scelta di Abbasi, da osservatore non americano, è quella di avvicinarci al suo soggetto con gentilezza e solo più avanti affondare il coltello per rivelarcene la natura sempre più crudele.  In questo ricorda Nixon durante il Watergate, fino a che non venne beccato con le mani nella marmellata.
Nei panni dell’attuale inquilino della Casa Bianca, c’è Sebastian Stan, attore rumeno, naturalizzato statunitense, noto al grande pubblico per l’interpretazione di “Winter Soldier” in Captain America dei Marvel Studios. Accanto a lui un formidabile Jeremy Strong nei panni di Cohn.