A DANGEROUS METHOD
Thriller, Drammatico, Storico
Regia: David Cronenberg
Sceneggiatura: Christopher Hampton
Cast: Viggo Mortensen, Keira Knightley, Michael Fassbender, Vincent Cassel
Fotografia: Peter Suschitzky
Distribuzione: Bim
La frase: “Solo un medico ferito può curare un paziente“

IN CONCORSO AL 68° FESTIVAL DI VENEZIA
IL LIBRO CHE HA ISPIRATO IL FILM:
UN METODO MOLTO PERICOLOSO (1993)
Di John Kerr
T.Vistarini (Traduttore)
Editore: Sperling & Kupfer
Recensione a cura di Tommaso Alvisi:
David Cronenberg è sempre un regista spiazzante. Ogni volta cerca di fare qualcosa di diverso. All’apparenza “A dangerous method” sembra uno sceneggiato per la tv, ma poi quando entrano in scena i corpi, l’inconscio e la psicanalisi si capisce che c’è la mano del regista canadese. In oltre quarant’anni di carriera ha sempre cercato il connubio perfetto tra la carne, il corpo, il sesso e la morte attraverso le mutazioni fisiche. Con questo film è giunto il momento di approdare a una mutazione “mentale” figlia del nostro animo umano.
In “Spider” la schizofrenia di Ralph Fiennes faceva il suo ingresso in scena con l’arrivo di un treno. Quasi dieci anni dopo, Keira Knightley si ritrova imprigionata all’interno di una carrozza che viaggia spedita verso l’ospedale psichiatrico di Zurigo.
Siamo in tempi dove stanno soffiando venti di guerra.
“A Dangerous Method” catapulta lo spettatore tra gli scenari della Vienna nei primi del Novecento dove si sviluppa il controverso triangolo amoroso fra il giovane psichiatra Carl Gustav Jung (Michael Fassbender), il suo mentore Sigmund Freud (Viggo Mortensen) e la bellissima paziente Sabina Spielrein (Keira Knightley).
Quest’ultima una giovane russa di 18 anni di condizioni agiate proveniente da storie di umiliazioni e violenze familiari.
La ragazza è affetta da una grave forma di isteria che le provoca comportamenti aggressivi e a volte violenti, ma Jung le trova “la cura”. Ovviamente però la frequentazione tra la Spielrein con Jung e poi con Freud provoca conseguenze su tutti loro.
Detto così sembra un romanzo rosa stile Harmony, ma qui c’è molto di più.
Non a caso Jung chiede al collega Freud: “perché tanti affannosi sforzi per soffocare i nostri più elementari istinti naturali?”
Ed ecco che entra in scena anche Vincent Cassel che interpreta Otto Gross, paziente perverso e dissoluto, determinato a varcare i confini della morale comune (“Mai reprimere nulla”).
Così il film esplora sensualità e sessualità attraverso gli occhi di coloro che trasformeranno il mondo con le proprie teorie.
La critica non ha amato questo film: ritenuto “scomodo”, rischioso, difficile, intimo, a rischio ridicolo. In particolar modo l’interpretazione della Knightley è parsa poco verosimile e troppo “enfatizzata”.
Secondo me invece è il film di Cronenberg più spiazzante, magari non il migliore, ma che ci racconta una mutazione. Un percorso di liberazione e presa di coscienza da parte di un uomo, che ha appena salvato una donna e si trova nella sua stessa situazione. Un cammino verso la libertà.
Per Cronenberg è l’ennesima rivincita della carne: non nega il potere mutante della psicoanalisi, tant’è che Sabina entra in clinica in un certo modo, ma poi diventa il personaggio più equilibrato e onesto perché consapevole della propria vulnerabilità (Freud non si concede per non intaccare la propria autorità, Jung si crede Dio).
Regia **** Sceneggiatura ***1/2
Interpretazioni ***1/2 Fotografia ***1/2 Film ***1/2




