(Francia, Danimarca, USA 2016)
Genere: Drammatico
Regia: Nicolas Winding Refn

Fotografia: Natasha Brier

Sceneggiatura: Mary Laws, Polly Stenham, Nicolas Winding Refn

Cast: Elle Fanning, Keanu Reeves, Jena Malone

Musiche: Cliff Martinez
Budget: 6 milioni di dollari

the neon demon cineforum san casciano
the neon demon cineforum san casciano

LA VERA STORIA DIETRO IL FILM

Il regista ha successivamente affermato di aver tratto l’ispirazione per il film dalla figura della nobildonna ungherese Elizabeth Báthory (1560-1614), nonché dalla volontà di incentrare un film su donne violente dopo aver girato innumerevoli opere incentrate su uomini feroci (Drive, Solo Dio Perdona). 
E’ nota come “La contessa Dracula”.

Le vittime della presunta sadica contessa e di almeno quattro suoi servitori oscillerebbero secondo le fonti dell’epoca tra le 100 accertate e altre 300 di cui era fortemente sospettata; secondo un diario trovato durante la perquisizione in casa sua, di cui non fu mai verificata l’effettiva esistenza, le vittime sarebbero state addirittura 650. Il regista ha inoltre dichiarato che l’ispirazione nel creare un film horror sul concetto di bellezza gli è venuta in mente pensando al fatto che sua moglie fosse nata, a differenza sua, con questa innata caratteristica, e di considerare quanto raccontato una sorta di “fiaba per adulti”.


PECULIARITA’ DEL CINEMA DI NICOLAS WINDING REFN
Il Regista del Neon e dell’Estetica Dominante

Il cinema di Nicolas Winding Refn non si racconta, si guarda, si assorbe, si vive. Fin dagli esordi, il regista danese ha costruito un universo cinematografico in cui l’estetica non è un semplice strumento narrativo, ma diventa la protagonista stessa del film. Un universo di luci al neon, colori saturi e violenza ipnotica, dove la trama spesso si riduce a uno scheletro essenziale, lasciando spazio a un’esperienza sensoriale totale. Refn ha sempre privilegiato la forza delle immagini rispetto alla complessità della sceneggiatura. Se il cinema tradizionale racconta storie attraverso il dialogo e l’azione, il suo approccio è quasi opposto: ogni inquadratura è pensata come un’opera d’arte visiva, ogni luce e colore evocano emozioni e significati. I suoi film, a partire dalla trilogia di Pusher (1996-2005), mostrano una progressiva evoluzione verso un linguaggio stilizzato ed essenziale, culminato in opere come Drive (2011), Only God Forgives (2013) e The Neon Demon (2016).

Uno dei film più celebri di Refn, Drive, è l’emblema del suo stile estetico e narrativo. Il protagonista, interpretato da Ryan Gosling, è un uomo silenzioso, enigmatico, la cui presenza domina la scena senza bisogno di parole. La Los Angeles notturna, illuminata da luci al neon e avvolta in una colonna sonora ipnotica, diventa un’estensione del suo stato d’animo. Il film destruttura il noir e il film d’azione, trasformandolo in una poesia visiva in cui la violenza esplode improvvisa e brutale, spezzando il ritmo onirico della narrazione. Drive è un perfetto esempio di come Refn utilizzi il minimalismo narrativo per amplificare la potenza visiva del suo cinema.

Se Drive aveva già dimostrato il talento estetico di Refn, Only God Forgives ne esaspera ulteriormente gli elementi visivi e simbolici. Ambientato in una Bangkok surreale e claustrofobica, il film segue il viaggio di redenzione e punizione del protagonista, ancora una volta interpretato da Ryan Gosling. Qui la narrazione si riduce all’osso: i dialoghi sono minimi, le inquadrature statiche e ricche di simbolismo. Ogni scena è costruita come un quadro in cui il rosso e il blu dominano la composizione, enfatizzando il conflitto interiore e la tensione latente. La violenza assume una dimensione rituale, quasi spirituale, rendendo il film un’esperienza ipnotica e disturbante, dove ogni colpo inferto sembra scandire un destino ineluttabile.

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Con The Neon Demon, Refn esplora il mondo della moda attraverso la lente dell’horror simbolico. Il film segue l’ascesa e la caduta di una giovane modella (Elle Fanning) in una Los Angeles inquietante, dove la bellezza diventa una merce da consumare. Il regista usa specchi, luci artificiali e una fotografia glaciale per costruire un universo in cui l’apparenza è tutto e la superficialità nasconde un abisso di violenza e desiderio. Le scene si susseguono come quadri iperrealisti, alternando momenti di pura estetica visiva a esplosioni di brutalità scioccante. The Neon Demon rappresenta la sintesi perfetta del cinema di Refn: un’opera che mette in secondo piano la narrazione per trasformarsi in un’esperienza sensoriale totalizzante.

Il cinema di Refn non è per tutti. Molti lo accusano di privilegiare lo stile sulla sostanza, di essere estetizzante fino all’eccesso. Tuttavia, questa è anche la sua forza: pochi registi contemporanei osano spingere così tanto sul versante visivo, trasformando ogni film in un’esperienza immersiva e straniante.

Il suo ultimo progetto, la serie Copenhagen Cowboy (2022), conferma questa direzione: un noir ipnotico, ancora una volta caratterizzato da una fotografia satura e una narrazione rarefatta.

Che lo si ami o lo si odi, Nicolas Winding Refn rimane uno dei pochi registi capaci di rendere il cinema un’arte puramente visiva e sensoriale. In un’epoca dominata dalle narrazioni convenzionali, il suo approccio radicale è un atto di resistenza, un invito a guardare più che a capire, a sentire più che a spiegare.


RECENSIONE                                                                                                                                                                                 

Dopo film come “Valhalla rising”, “Bronson”, la trilogia di “Pusher”, il regista danese Nicolas Winding Refn diventò famoso in tutto il mondo con “Drive”. Correva l’anno 2011 quando si impose a Cannes con il premio per la miglior regia. Due anni dopo con “Solo Dio perdona” continuò a raccontare la violenza maschile confermando l’amore del cineasta danese per il cinema indipendente. Nel 2016 Refn optò per raccontare la violenza femminile. Prendendo spunto dalla storia della contessa ungherese Elizabeth Báthory, ci prende per mano raccontandoci la violenza del mondo della moda. “The neon demon” è un film di inquadrature sulla bellezza, sia in senso assoluto sia sulla società di oggi incentrata sull’immagine. E’ una sorta di remake di “Suspiria” di Dario Argento.
Un film contro il cinema hollywoodiano, tutto lustrini e paillettes che mette alla berlina lo star system. Un po’ come hanno fatto registi come Cronenberg e Lynch (Mullholland Drive su tutti).  Stavolta c’è di più: si parla del cannibalismo del mondo della moda. Ma se il genio di Lynch riusciva a riempire in maniera dirompente e ambigua quel vuoto, Refn amplifica la portata a livello visivo.  Il film si apre con una marea di colori saturi, luci al neon color pastello. Sullo sfondo la martellante colonna sonora di Cliff Martinez.

La sedicenne aspirante modella Jesse (Elle Fanning) arriva a Los Angeles per fare carriera con la sua bellezza. Siamo nel mondo della moda, tra ragazze in lotta perenne contro le colleghe e contro il tempo che passa. Jesse non è semplicemente bella: lei è la Bellezza sfavillante nella sua forma più purainnocente, immediata. Jesse è una novella “Narciso”. Secondo la mitologia greca era un ragazzo che credeva nella bellezza, soprattutto nella propria. Giovane, innocente e bello, era amato da tutti finché non trovò sé in uno specchio d’acqua e arrivò a capire che era lui tutto ciò di cui aveva bisogno: e continuò a guardarsi, guardarsi e guardarsi fino ad affogare dentro se stesso.

Il Narciso di Nicolas Winding Refn ha i boccoli biondi e il volto di Elle Fanning. Trova subito lavoro e viene scelta dal più famoso fotografo del Mondo (Desmond Harrington) che ne vuole fare la sua nuova Musa. Questo la rende però la più odiata del Reame. Mentre una truccatrice (Jena Malone) sembra essere l’unica a volerla difendere in un mondo duro, difficile, basato sulla cattiveria e sulla superficialità, due sue colleghe (Bella Heathcote e Abbey Lee), che nulla possono contro il suo grado di perfezione assoluta, non la prendono bene. Lei è arrivata per farle sentire brutte, vecchie, inadeguate e loro questo non lo possono accettare. Il film si apre con una marea di colori saturi, luci al neon color pastello. Sullo sfondo la martellante colonna sonora di Cliff Martinez. Che allora Refn abbia voluto mettere in scena il vuoto pneumatico della società dell’immagine e della bellezza a tutti i costi? Certo è che su queste cose c’è gente che ha scritto libri e fatto film già una trentina di anni fa. Ma Refn pare fregarsene di ciò. La rinuncia a qualsiasi approfondimento, la ripetizione ipnotica di situazioni, la quasi totale assenza di trama, sono scelte fatte in nome del trionfo del visivo, del sonoro, quasi del tattile.  Il film ha nettamente diviso pubblico e critica.
“The neon demon” rimane l’ultima opera cinematografica di Refn. Tuttavia dopo 10 anni è prevista (finalmente) l’uscita del suo nuovo film “Her Private Hell” che, molto probabilmente, sarà in concorso a Cannes.
Staremo a vedere.