(USA 2006)
Genere: Thriller, Drammatico, Fantascienza
Regia: Christopher NOLAN
Fotografia: Wally PFISTER
Sceneggiatura: Jonathan e Christopher NOLAN
Cast: Christian BALE, Hugh JACKMAN, Michael CAINE,Rebecca HALL, Scarlett JOHANSSON, David BOWIE
Musiche: David JULYAN
Budget: 40 milioni di dollari


IL LIBRO
Il libro è stato pubblicato nel 1995 ed è stato scritto da Christopher Priest.
L’editore Miraviglia lo ha pubblicato in Italia nel 2012.
La casa editrice è fallita ed attualmente il libro è di difficile reperibilità.
CURIOSITA’
IL FIGLIO DI NOLAN
Quando si ha a che fare con un neonato che magari ha più di una scena in un film, solitamente si scritturano più neonati perché le leggi che regolano il lavoro per dei bimbi di quell’età sono – giustamente – rigidissime.
Negli USA queste regole variano da stato a stato, ma in California – e quindi Hollywood – la legge dice che i bambini sotto i 6 mesi possono lavorare su un set al massimo due ore giorno, ma per un massimo di venti minuti alla volta.
Capite bene dunque che per una produzione diventerebbe impossibile lavorare con un neonato solo.
Anche sul set di The Prestige quindi decisero di prendere due bimbe per fare la parte di Jess, la figlia di Alfred Borden: furono infatti le gemelle Olivia e Zoe Merg a interpretarla da piccola e a scambiarsi di posto.
Quando la bimba è un po’ più grandicella – all’inizio del film con Michael Caine, per intenderci – è invece la giovane attrice Samantha Mahurin.
Ma ci sono due brevi scene in cui Alfred e la moglie hanno a che fare con la piccola Jess appena nata, e in quel caso a interpretarla… c’è Oliver Nolan, il figlio di Christopher Nolan e di sua moglie Emma Thomas, da sempre produttrice dei suoi film.
LA CONSULENZA
L’attore Ricky Jay, che nel film interpreta il mago Milton, è realmente un illusionista e prestigiatore e ha effettuato le consulenze necessarie per aiutare il cast nei numeri di magia e illusione. Nei titoli di coda appare un ringraziamento a David Copperfield.
TESLA E IL “DUCA BIANCO” DAVID BOWIE
David Bowie rifiutò inizialmente la parte.
Il Duca Bianco in The Prestige interpreta un affascinante Nikola Tesla, ed è innegabile il suo magnetismo in scena.
Ma non fu facilissimo averlo, nemmeno per Christopher Nolan.
Fu lo stesso regista a raccontare la cosa: dopo la scomparsa del musicista condivise dei pensieri e dei ricordi su di lui, e ovviamente erano incentrati sulla loro collaborazione sul set di The Prestige. Nolan disse che mentre pensava al casting gli venne in mente d’improvviso che Tesla fu nella realtà il vero “uomo che cadde sulla Terra” e a quel punto David Bowie era diventato per lui l’unico attore plausibile per la parte.
“In totale onestà, gli dissi che se non avesse accettato il ruolo non avevo idea di dove sarei andato. L’ho implorato di accettare”
Nikola Tesla (1856-1943), scienziato di origini serbe, è stato un geniale inventore noto per aver rivoluzionato l’uso dell’elettricità, in particolare attraverso il sistema a corrente alternata (CA), il motore a induzione e la trasmissione wireless di energia. Le sue invenzioni principali includono la bobina di Tesla, il telecomando, i primi sistemi di comunicazione radio e studi pionieristici sui raggi X.

IL TEMPO E LA MANIPOLAZIONE
Il Tempo e la possibilità di modificarlo è uno dei temi ricorrenti nella cinematografia di Christopher Nolan, forse anzi è in assoluto il più ricorsivo ed evidente.
Ma se in film come Memento, Interstellar, Inception e Dunkirk la cosa appare palese, in The Prestige è un po’ più nascosta… nonostante sia forse più presente qui che altrove!
Nel film il tempo non viene tanto manipolato all’interno della storia, ma nel montaggio stesso.
The Prestige ha infatti ben 146 stacchi di montaggio in cui è presente un salto temporale, dove quindi l’inquadratura successiva al taglio si riferisce a un qualcosa avvenuto nel passato o nel futuro rispetto all’inquadratura precedente.
Tenendo conto che il film dura poco di piu’ di 2 ore significa che in The Prestige c’è più di un salto temporale al minuto!
ABRACADABRA
E come per magia, torniamo alla parola da cui tutto è iniziato: abracadabra. Un termine che compare costantemente in tutto il film, tant’è che unendo le iniziali dei nomi e dei cognomi dei due protagonisti vien fuori: ABRA (Alfred Borden Robert Angier).
NOLAN E IL DOPPIO

Un clone, un sosia, un gemello, il doppio, tutto in un’unica parola: Doppelgänger. Il tema del doppio non è una novità nel cinema, negli ultimi trent’anni ricordiamo ad esempio Cronenberg, Lynch e De Palma, i quali hanno tutti espresso un loro punto di vista, una loro interpretazione del doppio. Il concetto di alterità di Sigmund Freud, strettamente connesso allo sviluppo del termine Doppelgänger, è riscontrabile anche nel cinema per Otto Rank, per lui ritenuto un mezzo di espressione del doppio. David Cronenberg affronta il rapporto del doppio e dello schermo /corpo dello spettatore attraverso la mutazione corporea in molti dei suoi film. De Palma tratta il tema del doppio, ma lo fa seguendo tre modelli: il doppio come sosia, il doppio come un io nascosto e inaccettato, il doppio come ricerca e scoperta inquietante. Lynch, invece, analizza il doppio come la mescolanza tra il mondo reale e il mondo onirico.
In Nolan diventa il doppio come strumento di prestigio, infatti i due protagonisti di The Prestige utilizzeranno il proprio doppio per avere successo nella meschina realtà dei prestigiatori. Ciò che più attrae di questi doppi e il mistero dietro la loro identità, chi cade nella vasca piena d’acqua? E chi prende in custodia la bambina?

Alfred Borden, interpretato da Christian Bale, ha un fratello gemello con cui divide e condivide una sola identità, mezza vita per fratello. Il sacrifico fatto da entrambi porta loro grande successo negli affari, non si può dire lo stesso per il resto della vita. Alfred Borden perde il significato stesso della vita, non può avere una vera famiglia perché un uomo amerà una donna e il suo doppio un’altra, non avrà mai un momento di vera felicità tutto per sé in quanto una volta ne godrà un uomo e il giorno dopo il suo doppio, un giorno è l’uomo che sparisce dietro una porta, un giorno “l’uomo del prestigio”, la loro vita è sacrificio, ma così facendo sacrificano ognuno la propria vita e quella delle persone che amano.
Ecco perché l’abilità di Borden è l’interscambiabilità, ma allo spettatore interessa solo “l’uomo del prestigio”, ed è qui il vero trucco: Nolan non ci dice chi dei due fratelli prende in custodia la bambina, sarà il vero padre? O il fratello? Il prestigio del regista sta nel non dirci chi è l’uomo che stiamo aspettando, dobbiamo capirlo da soli. Chi è Alfred Borden?
Borden: “Io ti amo.”
Sarah: “Oggi no!”
Robert Angier, interpretato da Hugh Jackman, è un uomo elegante, di nobili origini, a cui sembra non mancare nulla e vuole essere il miglior prestigiatore di tutta Londra. L’inizio della rovina di Robert è proprio la collaborazione con Alfred Borden, che lo porta al declino; pur di battere il suo avversario è disposto a tutto, si affida alla scienza e si fa costruire una macchina del teletrasporto che però si rivela essere una macchina duplicatrice. È qui che Robert perde se stesso ogni volta che entra in quella macchina, non sa se lui sarà quello che cadrà, affogherà e morirà in una vasca, come ha fatto la moglie, in preda alla paura, sapendo che nessuno verrà a salvarlo e mentre scalcia e cerca di battere sul vetro l’aria pian piano si esaurisce fino ad ucciderlo, o il clone che apparirà a qualche metro di distanza e avrà gli applausi tanto bramati.
Anche qui però nella mente dello spettatore nasce un dubbio attanagliante: quello che vediamo è Robert Angier? O è solo un clone? Ci sono tre possibili soluzioni a questo dilemma che derivano da una frase in particolare “ci voleva coraggio a entrare in quella macchina ogni sera, senza sapere se sarei stato l’uomo nella vasca… o l’uomo del prestigio. Vuoi vedere cosa mi è costato? Non… non hai capito dove siamo, vero? Guarda, guarda…”. Le soluzioni a questo punto sono: “l’uomo del prestigio” è il Robert originale, è un clone o, la più probabile, è casuale.
Nolan mette in luce i sentimenti derivati dalla nascita di un Doppelgänger, forse è per questo che The Prestige ci colpisce tanto, non è solo un film di prestigiatori ma un film basato sui sentimenti, sull’esistenza, su delle scelte e sul sacrificio. È un film sull’importanza del vivere, vissuto nella sua totalità, entrambi i protagonisti a modo loro rinunciano a vivere appieno. Borden vive una vita fatta di istanti persi, di emozioni non provate, di parole non dette e di bugie; un’esistenza che si basa su una contrapposizione derivante dalla duplicità, in quanto esperita da due persone ma allo stesso tempo frazionata in due.

Nel finale Borden con un solo “Abracadabra” però riesce a liberarsi dalla condanna di una vita frammentata, di un’identità condivisa da due persone, Borden trova la sua assoluzione, finalmente prende possesso del suo essere in quanto uomo e di un’unica identità. Angier, invece, per la sua ossessione perde la possibilità di ricostruirsi una vita – non per colpa del suo doppio come il suo antagonista, ma per la perdita di se stesso – fatta d’amore, una famiglia, ricchezza morale (persa rubando la figlia al suo amico/nemico), ricchezza economica dovuta alle sue nobili origini e, infine, la vita stessa.
Angier fallisce, non importa quante volte si sia clonato, nessuno dei suoi cloni è riuscito a rendersi conto che per quante volte rincominci tutto da capo il problema di fondo era Angier stesso, il suo perdersi nell’oscurità dell’ossessione guidata dalla vendetta, l’aggravante è che lui ha fallito tante volte quanti sono i suoi cloni. Anche lui trova la sua assoluzione, ma nel momento sbagliato, solo avendo il suo antagonista davanti e dopo aver scoperto il trucco tanto ben nascosto da Borden, si rende conto di ciò che ha perso, o forse lo ha sempre saputo ma reso cieco dal suo obiettivo ha ignorato il lume della ragione che dovrebbe muovere le azioni di tutti gli uomini.
RECENSIONE
“Ogni numero di magia è composto da 3 parti o atti. La prima parte è chiamata “La Promessa”. L’illusionista vi mostra qualcosa di ordinario: un mazzo di carte, un uccellino, o un uomo. Vi mostra questo oggetto. Magari vi chiede di ispezionarlo, di controllare se sia davvero reale, sia inalterato, normale. Ma ovviamente… è probabile che non lo sia. Il secondo atto è chiamato “La Svolta”. L’illusionista prende quel qualcosa di ordinario e lo trasforma in qualcosa di straordinario. Ora voi state cercando il segreto… ma non lo troverete, perché in realtà non state davvero guardando. Voi non volete saperlo. Voi volete essere ingannati. Ma ancora non applaudite. Perché far sparire qualcosa non è sufficiente; bisogna anche farla riapparire. Per questo ogni numero di magia ha un terzo atto, la parte più ardua, la parte che chiamiamo “Il Prestigio”. “
Il narratore è l’ingegnere mr. Cutter (Michael Caine, presente nella stragrande maggioranza dei film di Nolan) che ci immette all’interno di questa storia.
Ogni pellicola è un grande trucco: nel primo step l’illusionista mostra al pubblico qualcosa di molto comune (un canarino), per poi sorprenderlo facendogli compiere qualcosa di straordinario (la gabbia in cui è rinchiuso viene schiacciata violentemente). E mentre lo spettatore ancora si dibatte su quale possa essere il segreto, ecco arrivare il prestigio (presentare nuovamente la piccola creatura, viva e vegeta), quel qualcosa che non si è mai visto prima, in grado di rendere tale la magia e inarrivabile il suo autore. Christopher Nolan (coadiuvato alla sceneggiatura dal fratello Jonathan), traendo ispirazione dal romanzo omonimo di Christopher Priest, parte da questo presupposto per lanciare il suo quinto lungometraggio (dopo gli sbalorditivi Following e Memento, il transitorio Insomnia e quel Batman Begins che lo lancerà definitivamente a Hollywood). Probabilmente questo è uno dei suoi film migliori: regala momenti di metacinema purissimo, dove il mistero e l’inganno si sovrappongono ad una riflessione quanto mai funzionale su fatiscenza del reale e fascinazione dell’immaginato. Siamo nella Londra vittoriana di fine Ottocento. Un’epoca non casuale visto che il cinema nacque nel dicembre 1895 a Parigi. E’ una Londra artigiana, profondamente trasformata dalla “Seconda rivoluzione industriale”. Quella dell’epoca era una popolazione londinese sfaccettata, con una divisione sociale estremamente marcata mostrataci, negli usi, nelle abitudini e nelle possibilità, attraverso delle splendide e movimentate camminate tra botteghe e mercati. Queste si contrappongono alle più agiate partecipazioni a esibizioni scientifiche o illusionistiche nei teatri più prestigiosi. Due illusionisti, Robert Angier e Alfred Borden (rispettivamente Hugh Jackman e Christian Bale, che con Nolan girerà la trilogia di Batman) un tempo amici e colleghi, impronteranno la loro esistenza sul reciproco superamento: vero uomo di spettacolo il primo, talento purissimo ma mediocre intrattenitore il secondo, metteranno più volte in gioco la propria vita pur di dimostrare all’altro, e al mondo intero, la rispettiva superiorità.
Ma lo spettatore sta guardando attentamente?
Essere o non essere? Questo è il problema.
The show must go on.
La rappresentazione e lo spettacolo rimangono immortali. Al diavolo i loro creatori. Nei suoi due protagonisti, il tecnico e l’illusionista, Nolan sintetizza la dicotomia magia-realtà, replicando simbolicamente il vecchio duello tra Mèliès e Lumière con cui iniziano tutte le storie della settima arte.

Una sfida, se vogliamo, del tutto simile a quella de “I duellanti” di Ridley Scott, ma a suon di magie. E poi ci sono le umili origini di Borden, contrapposte alle più borghesi provenienze di Angier. Due modi opposti di intendere il mondo, l’amore ed il lavoro. Il film è un gigantesco gioco di specchi con due protagonisti straordinari coadiuvati da comprimari di lusso come Michael Caine e il “Duca Bianco” David Bowie nei panni dello scienziato Tesla.
Per quanto riguarda i personaggi femminili iniziamo l’analisi dalla moglie di Angier, Julia. All’inizio muore per colpa di un nodo troppo stretto durante un’esibizione. La morte di lei è la goccia che fa traboccare il vaso e scatena la rivalità tra Angier e Borden. Poi ci sono le altre due. Sia Sarah (Rebecca Hall) sia Olivia (Scarlett Johansson) sono abbastanza ai margini, ma funzionali alla storia (siamo in ogni caso nell’Ottocento).
Sia la Hall sia la Johansson evidenziano chiaramente l’incapacità dei loro mariti di bilanciare vita privata e vita pubblica. Li “lasciano” entrambe per il loro egoismo. In entrambi i casi sono attratte da alcuni lati della personalità: Sarah ama uno dei due gemelli Borden, ma non capisce l’altro. Il vero segreto del film risiede proprio nell’identità del personaggio.
Dall’altra parte Olivia, dopo essersi innamorata di Angier, finisce per innamorarsi di Borden. Ma quale dei due? Chiaramente quello non amato da Sarah.
Borden (Bale) ha una personalità mutevole e dualista, Angier (Jackman) è più signorile, ma il lutto provoca in lui uno scompenso che lo fa diventare mutevole.
Dopo tutto la vita è tutto un gioco di prestigio, vince in fondo chi rischia di più, chi ha meno scrupoli.
I FILM DI CHRISTOPHER NOLAN
Following (1998)
Memento (2000)
Insomnia (2002)
Batman Begins (2005)
The Prestige (2006)
Il cavaliere oscuro (The Dark Knight) (2008)
Inception (2010)
Il cavaliere oscuro – Il ritorno (The Dark Knight Rises) (2012)
Interstellar (2014)
Dunkirk (2017)
Tenet (2020)
Oppenheimer (2023)
The Odyssey (In uscita nel 2026)




