L’AMORE BUGIARDO
(USA 2014)
Genere: Thriller, Drammatico, Sentimentale
Regia: David Fincher
Sceneggiatura: Gillian Flynn
Cast: Ben Affleck, Rosamund Pike, Neil Patrick Harris
Fotografia: Jeff Cronenweth
La frase: “Sì, io ti amo ma siamo riusciti solo ad odiarci e a dominarci a vicenda facendoci molto male!
Si chiama matrimonio!“

Recensione a cura di Tommaso Alvisi:
Possiamo essere sicuri di conoscere veramente la persona con cui condividiamo la nostra esistenza?
Amy (R. Pike) e Nick (B. Affleck) sono una coppia modello per molti, sono sposati da cinque anni. Belli, colti e ammirati, hanno lasciato New York per la provincia. Dietro di loro la crisi economica del 2008 che ha messo in ginocchio l’America e interrotto le loro carriere. Licenziati dalle rispettive redazioni e dalle rispettive ambizioni, Amy e Nick provano a ricostruirsi una vita nel Missouri.
Lei, ex scrittrice della “mitica Amy”, diventa una casalinga annoiata e paranoica.
La classica biondina algida, freddina. Lui faccia da ebete, col sorriso da bravo ragazzo della porta accanto. Ex scrittore diventa, con la sorella Margot, il proprietario di un bar che chiama The Bar (nome originale).
Il giorno del loro quinto anniversario però accade qualcosa. Amy scompare senza lasciare tracce visibili ad occhio nudo. Puff.
Non a caso il titolo originale è “gone girl” (letteralmente la ragazza andata).
L’indiziato numero 1 diventa il devoto marito preoccupato.
Un noto proverbio dice che non si smette mai di conoscere qualcuno. A volte ci vuole tutta la vita e a volte non basta.
I colpi di scena abbondano. Fincher ci sguazza, ci rende partecipi e poi complici di questi due babbei.
“L’amore bugiardo” è un mix del cinema del suo autore: atmosfera malsana alla Zodiac, cupo come Seven, ma si racconta la società malata come in “The social Network” mostrando i sentimenti subordinati all’individualismo.
Se al primo sguardo il film sembra una corsa all’evidenza dei fatti, piano piano ci si rende conto che Fincher vuole demolire la società dell’apparenza e dell’illusione: quella dei media. Nella prima ora è un gioco di piste, di cinismo, di follia, di fragore mediatico, di illusione romantica.
Poi l’autore cambia marcia e avvia un nuovo film rivelando, in maniera hitchcockiana, lo sfaldamento di una coppia e di un matrimonio dominato dalla paura, il sospetto, il tradimento, il rimorso, la rivalsa.
Amy di Rosamund Pike è come Kim Novak ne “La donna che visse due volte”: la capigliatura bionda della donna nella prima parte è segno distintivo del piacere dell’attrazione di lui, poi nella seconda parte evolve cambiando il tono del film.
Ben Affleck sembra abbia sempre la solita faccia da imperturbabile babbeo che non si accorge di niente, ma non solo è complice (alla fine), ma è anche il detonatore di tutta la vicenda (l’avventura con l’allieva giovane). La scrittrice/ sceneggiatrice Gillian Flynn fa un’ottima trasposizione del suo romanzo miscelando come nel libro il punto di vista di lei e di lui. Lo spettatore in questo modo deve ricomporre il puzzle della vicenda con i vari pezzi che gli vengono dati. Non esiste una sola verità: tutti mentono, tutti sono colpevoli.
L’importante è salvare capre e cavoli: l’apparenza e la dignità di fronte alle telecamere è più importante della verità.
Regia **** 1/2 Sceneggiatura ****
Interpretazioni **** Fotografia **** Film **** 1/2
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